Catà&Zaro
EMILIA ZINZI. I PRIMI STUDI
LE RICERCHE SU ROSSANO IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA

15 aprile 1921 - 15 aprile 2021

Emilia Zinzi. Una donna tenace, coraggiosa, appassionata. Una mente brillante con un interesse onnivoro per la cultura. Un cuore elegante e generoso nel trasmettere il suo sapere a chiunque avesse di fronte.
Questi i tratti fisionomici di una personalità unica che ha lasciato orme indelebili nei tanti luoghi della Calabria da lei stessa indagati, studiati, protetti con amore come solo una madre sa fare con i propri figli.
Pronta a dare battaglia ogni qualvolta questo prezioso patrimonio rischiava di essere aggredito, snaturato, maltrattato.
C’è chi, non a caso, davanti ad un pubblico prevalentemente composto da giovani studenti ha voluto definirla ‘la leonessa dei beni culturali’.
L’occasione è stato un incontro online dedicato alla figura dell’illustre storica dell’arte e ai suoi primi studi organizzato dall’associazione ‘Emilia Zinzi’ per celebrare il centenario dalla sua nascita. Un momento di approfondimento che ha offerto una perfetta descrizione dell’impegno che questa donna, tanto esile quanto caparbia e determinata, ha profuso per la sua terra attraverso lo studio meticoloso e il documentare ogni bene che avesse rilevo storico, culturale e paesaggistico.
La sua tesi di laurea il punto di partenza della discussione affidata a Antonella Salatino (Ufficio beni culturali ecclesiastici Arcidiocesi di Cosenza Bisignano), Cecilia Perri (Museo Diocesano e del Codex) e Francesco A. Cuteri (Accademia di Belle arti di Catanzaro).
Stupisce la scelta coraggiosa dell’allora studentessa dell’Università “La Sapienza” di Roma di incentrare la sua tesi sul Codex Purpureus Rossanensis avendo, nel 1948, pochissima bibliografia a disposizione.
I dibattiti storiografici intorno al manoscritto sono difatti partiti solamente alla fine dell’Ottocento.
Il testo della tesi non è ancora stato ritrovato e non si esclude che ciò potrà ancora accadere visto che l’opera di catalogazione del materiale appartenuto alla Zinzi non ha al momento
interessato il fondo documentale.
Ad essere infatti digitalizzato per intero negli ultimi due anni – vale a dire dopo che gli eredi della professoressa catanzarese, nel 2017, hanno donato il Fondo librario-archivistico all’Università della Calabria – è il materiale fotografico di cui si contano
oltre 5200 fotografie, 4600 diapositive, 1600 negativi, 200 cartoline, 180 lucidi, 12 vetri, 10 VHS e 5 microfilm.
Immagini che documentano l'evoluzione di alcuni siti culturali calabresi tra gli anni Settanta e gli anni Novanta del Novecento, raccolti dalla studiosa nell’arco della propria attività scientifica.
L’antico e prezioso manoscritto è stato oggetto anche del suo primo articolo pubblicato sulla storica rivista «Brutium», fondata da Alfonso Frangipane.
Il riferimento è alla mostra romana della miniatura dove erano esposte due pagine del Codex: “Fra tanta ricchezza è con un certo orgoglio – scriveva – che il visitatore
calabrese scorge nella prima sala, dedicata alla miniatura orientale e bizantina, il Codex purpureus rossanensis, il primo e più alto ricordo del nostro Medioevo artistico, la cui importanza nel quadro generale dell’arte del minio è ben nota.
Esso, assieme all’Evangelario siriaco di Rabula occupa, potrebbe dirsi, il posto d’onore nella sala, isolato e ben messo in luce in una bacheca a parte”.
Negli anni continuò a seguire gli sviluppi degli studi sul manoscritto pur nutrendo prevalentemente interesse per le strutture monumentali e per i centri storici come testimonia la carrellata di fotografie su Corigliano-Rossano proposte da Antonella Salatino, catalogatrice del Fondo Zinzi.
Sette fascicoli (periodo di riferimento 1960 – 1980) contengono il materiale riguardante questo territorio.
A facilitarne l’indagine attuale ci sono le note manoscritte riportate sul retro delle fotografie.
Ci sono la facciata della Chiesa di Santa Maria Maggiore, il Castello di Compagna quando era un asilo e apparteneva alla Diocesi di Rossano, una foto di un gruppo di studenti davanti alla Chiesa della Panaghia, Palazzo Amarelli, la Cattedrale.
Di ogni fotografia è riportato l’autore e la provenienza (Mazzocca ad esempio è una firma ricorrente. Si tratta di un fotografo di Catanzaro con cui la studiosa collabora stabilmente. Sue sono molte fotografie aeree. Ma ci sono materiali che la Zinzi acquista da biblioteche di tutta Italia o anche provenienti dall’Archivio della Soprintendenza della Calabria).
L’attenzione di Emilia Zinzi era focalizzata sulle opere, sugli edifici senza però mai perdere di vista la dimensione umana.
Il suo interesse non era volto solo a contemplare le rovine ma voleva immaginare il possibile sviluppo di una città in cui poteva coesistere la traccia del passato con la vita presente.
È stata una storica dell’arte con spirito critico e grande sensibilità. È stata un’insegnante liceale e poi una docente universitaria capace di instillare nei suoi allievi l’amore per la cultura e trasmettere la sete di conoscenza. Si contornava sempre di giovani che avevano voglia di collaborare per sviluppare i suoi progetti: nel rispetto di questo suo credo scientifico l’associazione culturale ‘Emilia Zinzi’ di Catanzaro continua la promozione di iniziative che possano coinvolgere soprattutto studenti e studiosi in erba offrendo la possibilità - nell’ambito dell’ampio e articolato progetto EMILIA
ZINZI (1921-2004). STORIA DELL’ARTE, TUTELA E VALORIZZAZIONE DEI
BENI CULTURALI IN CALABRIA diretto da Maria Saveria Ruga e Giovanna Capitelli - di trovare stimoli per la ricerca e avere nuove opportunità di crescita.
Se è vero che alle nuove generazioni servono dei riferimenti importanti, Emilia Zinzi è senza dubbio una figura esemplare da cui trarre insegnamento e ispirazione. C’è molto da imparare dal suo temperamento vivace, dal suo essere donna contro ogni stereotipo, dal suo attivismo ‘scomodo’.



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